Se dico “questa è la Fontana di Trevi di Roma” tenendo in mano la foto della Fontana del Po, in Piazza C.L.N. di Torino, voi come reagireste?
Fontana del Po - P.za CLN di Torino
Ci sono due ipotesi. La prima potrebbe essere di smettere di leggere questo articolo. La seconda è che, se vi lasciate un po’ andare, potreste scoprire che sopportare questa distonia tra ciò che avete in mente e ciò che vedete, potrebbe rivelare una terza dimensione che non avevate mai contemplato. Strano? Inutile? Vediamo.
Questa è la scena più famosa di uno dei film più famosi degli anni ’70. Profondo Rosso. David Hammings assiste all’omicidio della parapsicologa. La scena è girata proprio in piazza C.L.N. a Torino, sullo sfondo la Fontana del Po che avete visto in foto.
Eppure il protagonista dice di aver suonato in un locale Jazz a Fontana di Trevi. Quando il vostro occhio non riconosce la piazza di Roma, ma un luogo simile a cui la vostra mente è costretta a dare un nome a cui non è abituata cosa accade? Non è una strana sensazione?
La linguistica di de Saussure ci dice che la lingua si basa su due elementi: il significante e il significato. Il significante è la dimensione visibile di un concetto (significato). Ad esempio il significante del significato “sedia” è la sedia in sé oppure un disegno di questa. L’alfabeto è la scomposizione dei significanti base dei suoni che emette la nostra voce.
Ora, se proviamo quindi a fare questo gioco, in cui ad un significato associamo un significante differente, quello che si crea è una sorta di dialettica tra questi due elementi, il cui dialogo produce un terzo livello. Una sorta di interpretazione dove risiede in realtà un livello di significato in più.
Potremmo dire la lente del regista, del narratore, che attraverso i suoi occhi, vi fa vedere la fontana di Trevi trasformata nelle linee dure della Fontana del Po di Torino. Nessuno ha costruito una scenografia. Nessuno ha ridisegnato le linee morbide della Fontana di Trevi. E’ la vostra mente, a creare una “terra di mezzo” del significato dove l’invisibile dell’interpretazione si annida. Voi non state guardando il film nella sua oggettività. Ma siete costretti ad essere in quel momento totalmente soggettivi e a chiedervi “E se Roma fosse davvero così? Perché la sto vedendo così? Cosa l’ha squadrata?”. E a rendervi conto che è la vostra mente a farlo.
Dario Argento non è l’unico ad aver tentato questa via di narrazione. Di sicura più grande popolarità è il tentativo di Godard in Alphaville, in cui si parla di futuro, di basi lunari, di extraterrestri, ma ciò che vediamo è solo Parigi deserta alle 6 del mattino (momento scelto dal regista per le riprese in esterna per ottenere gli scenari di una città spopolata), edifici modernisti e personaggi vestiti in stile noir. Non è geniale?
E ancora, Werner Herzog costruisce, in The Wild Blue Yonder, un vero e proprio film di fantascienza utilizzando il racconto di un alieno, Brad Dourif, giunto sulla terra da Andromeda, che racconta il suo pianeta agli umani immerso in uno scenario terrestre desolato e immagini di repertorio: i fondali del Polo Sud, missioni spaziali, clip delle prove di volo dei primi aereomobili ecc, creando uno strano contrasto tra testo e visione.
Raccontare nella sua più alta essenza, forse, non è quindi rendere evidente il mondo della fantasia. Ma trovare il modo di renderlo assente e risvegliarlo agli occhi della mente.
Chi produce contenuti per i media, non può non aver sentito parlare di Final Draft. E’ ormai una prassi comune, per chi frequenta le classi di scrittura per la fiction, aver sentito parlare di questo software. Un software per la produzione dei media con ottime funzionalità al costo di 249 $. Esiste però una valida alternativa: Celtx.
Celtx è un software totalmente free, orientato alla pre-produzione di ogni tipo di media: film, documentari, teatro, fumetti, video games, radio, podcast. Come dice la presentazione ufficiale al software, è “adatto ad ogni cosa in cui si racconti una storia”.
Celtx è una suite di pre-produzione completa. Dà la possibilità di scrivere e organizzare l’intero processo di pre-produzione. In primo luogo dà la possibilità di sviluppare lo script, per qualsiasi tipo di media si abbia in mente di scrivere. Viene suggerito un ventaglio di possibilità all’avvio del programma: Film, A/V, Teatro, Radio…
E’ possibile produrre uno script all’americana, uno script in due colonne, uno script classico da teatro con allineamento a sinistra tradizionale. La fase però forse più interessante del programma, è la possibilità di approfondire la pre-produzione, strutturando addirittura le schede dei personaggi, con tanto di foto, caratteristiche, ecc.
Non solo, una volta terminata la produzione, si può proseguire disegnando lo storyboard e addirittura il set luci per ogni scena.
Il tutto completato dalla possibilità di elaborare in modo semi-automatizzato il piano di produzione, con calendarizzazione integrata.
Completa la suite la possibilità di iscriversi, questa volta a pagamento, ad una community di scrittori e studenti che collaborano sui progetti creativi e un archivio on-line per i propri progetti.
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PREMESSA
Quando si parla di una buona fiction, si parla di un prodotto che ha un ottimo attacco, uno sviluppo interessante e un finale che non poteva essere migliore. Questo secondo le teorie della fiction e della sceneggiatura cinematografica americana tradizionale. La storia di John Titor non è una storia cinematografica, ma di sicuro ha tutte queste componenti. Per di più è sospesa tra finzione e reality, lasciando l’utente tra il sospetto di aver letto qualcosa di palesemente inventato e quello di aver assistito ad una storia vera, anche, magari, razionalmente impossibile. Non a caso parlo di “utente” e non di lettore. Perché? Perché è successo sul web…
LA STORIA
Ma facciamo qualche passo indietro. Per chi non conoscesse l’accaduto, possiamo più o meno riassumerlo così: per 4 mesi, sul forumhttp://bbs.artbell.com, celebre forum dedicato al paranormale, ormai non attivo, dal novembre del 2000 al marzo del 2001, un uomo ha dialogato con utenti registrati al sito, sostenendo di essere un soldato proveniente dal 2036, mandato dai suoi superiori nel 1975 prima e nel 2000 poi, per recuperare informazioni sul passato dell’umanità, a posteriori della III Guerra Mondiale che avrà inizio, stando alle sue indicazioni, nel 2015 a causa di un attacco nucleare della Russia all’America…wow. La trama migliore che abbia mai letto, anche se ricorda un po’ Terminator…
FALSO? VERO? PERO’ VIENE DA CREDERCI…
Gli utenti registrati ne rimangono stregati. C’è da chiedersi come mai, visto che il web non è povero di casi in cui utenti anonimi postano storie ai confini della realtà. Ma la storia che racconta John è differente.
E’ un cocktail perfetto di retorica narrativa: ha il mistero di Nostradamus, il fascino degli scenari post-atomici di “Interceptor”, e la forza del dubbio del possibile di “Ritorno al futuro”. Film che aveva dalla sua la corretta intuizione di parlare di viaggio nel tempo utilizzando la possibile applicazione di una teoria fisica realmente esistente: la teoria di Everett degli universi paralleli; un po’ diverso che parlarne con il raggio trasportatore alla Star Treck…o no?
Ma ciò che colpisce è il modo di raccontare di Titor. Rimane sempre “corretto” nella sua esposizione: non esagera mai, non eccede, e racconta il futuro come naturale evoluzione delle tecnologie presenti senza mai descrivere salti di conoscenza incredibili [a proposito, incredibile la battuta "Qualcuno vuole pop-corn al microonde?" quando gli viene chiesto di nuove armi letali del futuro, facendo riferimento agli studi sulle armi wifi. Indiscrezioni sulle quali siamo venuti a conoscenza solo molto di recente...].
Questo comunque lo allontana dai classici film di fantascienza che mostrano spesso l’irreale e l’irrealizzabile in un puro gioco di fantasia che ha solo un eco di scienza. Questo crea fiducia rafforzata poi da un fattore chiave: Titor non parla di ciò che non sa. Quando la discussione tocca campi in cui lui non si sente un tecnico, dichiara di non poter rispondere perché non in grado. Tutti questi aspetti, anche se solo testuali, conservano addirittura più forza delle “prove” materiali che John porta agli utenti postando immagini del veicolo che permette il viaggio e del suo mondo futuro http://www.johntitor.homepc.it/multimedia_immagini.asp che danno purtroppo una parentesi posticcia alla narrazione, per un’attimo toccando la non credibilità.
Esempio di foto postata sul blog dal viaggiatore
LA FICTION 2.0: WHAT IS?
Ma arriviamo al punto. Vi invito a leggere una copia della conversazione integrale tradotta in italiano (http://www.johntitor.homepc.it/sitoaltervista.org/italian.asp). Vi renderete conto voi stessi che siamo di fronte ad uno dei più bei romanzi di fantascienza mai scritta. Ma non è questa la cosa particolare.
La cosa interessante è che questa storia non ha un solo autore! La storia nasce nella conversazione tra gli utenti. Sono loro che guidano lo svolgimento, danno gli stimoli per procedere e addirittura le fasi, e ne determinano il climax crescente. Siamo di fronte al primo caso (o uno dei primi, consideriamo che siamo nel 2000) di storia…2.0!
E a dirla tutta ad oggi non conosco un caso di questo genere. Possiamo dire di facebook che in un certo senso è un grande reality, dove le cose interessanti ci sono se accadono ed è comparabile ad una grande puntata televisiva dove le linee narrative sono i racconti di sè dei membri che si intrecciano con la propria sulla linea del tempo, il cui risultato è un Meltin’Pot narrativo. Qui siamo di fronte ad un fenomeno simile dove però , sempre che sia un’invenzione, ad un romanzo costruito in conversazione con trama unica, costruito con le regole della partecipazione del 2.0! Quindi la storia di John Titor è una FICTION 2.0, anzi una SCIENCE FICTION 2.0! E non solo. La fiction 2.0 di Titor è una storia “pervasiva”. Cosa intendiamo con questo termine? Paolo Prestinari ipotizza che con il web 2.0 ha luogo la nascita della “comunicazione pervasiva”: una forma di comunicazione che ha superato la fase dell’integrazione (tutti i mezzi sono coordinati e raccontano il medesimo contenuto) per arrivare alla pervasività (un medesimo contenuto si frammenta nei diversi mezzi, che raccontano una stessa storia ricontestualizzata in base al contesto mediale mantenendo propria identità e sviluppi propri). Questo concetto porta con sé uno stravolgimento per il concetto di contenuto. Ma il contenuto è una storia, è quasi sempre una narrazione quantomeno (pensiamo ai concept che vestono i brand, alle identità delle aziende). Quindi se la comunicazione è pervasiva e il contenuto è pervasivo, di conseguenza anche la storia è pervasiva. Questo cosa significa? Significa che esce dal mezzo su cui è nata per articolarsi su diversi canali, che però possono avere sviluppi propri, mantendo la propria identità di canale e quasi una propria indipendenza.
Come si sviluppa questo nel caso di John Titor? Stiamo a vedere:
A. La storia ha un EPILOGO – CANALE: WEB
La storia di John Titor ha continuato a vivere per molto tempo tra gli utenti che hanno vissuto live la sua presenza. Ne teniamo traccia su web-archive http://web.archive.org/web/20010405011723/bbs.artbell.com/forumdisplay.php?forumid=25.
Ne nascono ipotesi sul mondo del futuro di John, creando nuove ipotesi e quindi nuove storie, similmente agli spin-off dei serial TV in cui si racconta, ad esempio, la storia del figlio di superman.
B. La storia interroga la realtà che viene letta con un occhio particolare: la storia provoca una nuova dimensione della realtà – la realtà attuale riletta in chiave narrativa. CANALE: Tra web e realtà
Sul sito ufficiale http://www.johntitor.com/, i curatori tengono d’occhio gli eventi di cronaca attuale per vedere in essi le premesse dell’avverazione delle previsioni di Titor, rafforzando la storia raccontata, riesumandola e rendendola ancora attuale nel presente (a distanza di 8 anni!).
C. L’esigenza di raccontare il non-visto superando il limite del testo. CANALE: Video su web
Su Youtube si vedono dei probabili falsi della partenza di John Titor dalla nostra dimensione:
D. Immissione nell’immaginario collettivo. CANALE: Cinema
Al cinema nasce naturalmente il film di John Titor, com’era prevedibile. E l’attesa è molto molto alta. John Titor è una “storia pervasiva”. Non ha una sola fruizione, e nei suoi molteplici canali in cui sopravvive non ha una un medesimo contenuto, facendo saltare l’utente da un mezzo all’altro, dal web alla TV, dal forum a Youtube fino al Cinema. Ma mai risentendo la stessa storia, ma ogni volta scoprendone aspetti nuovi, quasi nuovi episodi o frammenti di non-visto. Tutto figlio di un medesimo soggetto, che potremmo provare a scrivere così: “John Titor è stato inviato nel 1975 per recuperare informazioni e altri oggetti necessari nel suo tempo le cui caratterisiche tecniche sono utili. Ma sulla via del ritorno John si decise di rimanere nel 1999 per ben tre anni. Una promessa per qualcuno incontrato nel 1975?”. E se non fosse vero? Se fosse un grande caso di Viral perfettamente architettato? Il bambino che c’è dentro di noi, vorrebbe che fosse tutto vero. E l’autore della storia ha deciso di lasciarci sognare. Grazie mille.
TVtropes.org è uno di quei siti nati per gli “smanettoni” dello storytelling. E’ un wiki interamente dedicato alla scrittura della fiction TV, e che contiene indicazioni preziose e utility per la costruzione del personaggio, della storia e diverse riflessioni sulla declinazione nei diversi generi. Comprende un simpatico “story generator” automatico, che compila in random gli elementi fondamentali della storia: Setting, Plot, Narrative Device, Hero, Villain, Character as device, Characterization Device. La randomizzazione degli elementi di sicuro porta ad originali setting narrativi ed è sicuramente uno stimolo per la creatività. Tuttavia non è la prima volta che vedo un tentativo di storia random computerizzata, e in questo sento un eco degli esperimenti del Soft Cinema di Lev Manovich che oggi linko ma sul quale presto cercherò di scrivere un articolo completo nelle Case History.